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Critica Classica

Il violinista Fabrizio Falasca emoziona il pubblico londinese

Domenica 5 febbraio, in una Royal Festival Hall di Londra gremita da più di 2000 spettatori, la Philharmonia Orchestra, diretta per l’occasione da Anthony Weeden, ha proposto una serie di brani tratti dalle musiche dei film di Steven Spielberg, nell’ambito di un concerto celebrativo dei 70 anni del grande regista statunitense.
Uno dei momenti più emozionanti della serata ha visto il salernitano Fabrizio Falasca, violino di spalla della compagine britannica, ricevere dal pubblico una vera e propria ovazione, dopo aver eseguito, come solista, il motivo principale della colonna sonora diSchindler’s List, con la quale John Williams vinse nel 1994 il Premio Oscar.

Al maestro Falasca, fra i migliori violinisti della sua generazione (e non solo), l’augurio di proseguire una carriera già ricca di successi e soddisfazioni.

 

Pubblicato il 7 febbraio 2017 

da marcodelvaglio

Il Mattino

La rivincita della musica da Muti a Falasca 
di Francesco Canessa

Sì, è vero. Vengono direttori stranieri a reggere le sorti dei nostri musei e qualcuno prende cappello. Ma la musica aiuta a prenderci la rivincita, basterebbe ricordare che la Chicago Simphony, numero uno negli Stati Uniti, è guidata da un napoletano, Riccardo Muti.
E fatte le debite distanze, una delle orchestre wagneriane più prestigiose, quella austriaca del Tirolerfestspiele di Erl, ha ora un kapellmeister nato alle falde del Vesuvio, Fabrizio Falasca. L'orchestra fa concorrenza a quella tedesca di Bayreuth, Casa Madre del Wagnerismo, che non è distante - la Baviera è al di là del fiume che scorre di fronte all'Auditorium dove il festival si svolge - suonando Wagner a tutto spiano. Con al centro la sequenza delle quattro opere del Ring (Oro del Reno, Walkiria, Sigfrido e Crepuscolo degli Dei) eseguite senza soluzione di continuità, un giorno dopo l'altro, se non di più.
Mattina e sera oggi, mattina e sera domani e il Wahalla nasce e crolla in 24 ore. Con in mezzo una sola notte di riposo per pubblico ed esecutori.

Falasca, il violino di spalla dell'Orchestra che affronta una siffatta maratona musicale unica alternativa a Wagner sono le sinfonie di Bruckner - è di Sarno e viene da una famiglia dove tutti fanno musica. Gustav Kuhn, il maestro che ha fondato prima il Festival e poi l'orchestra, l'ha strappato ma solo per il periodo estivo - a Daniel Oren che a Salerno pure l'ha come spalla nell'orchestra del Verdi.

Proprio a Salerno si è diplomato, ma si è perfezionato nei corsi della Chigiana e di Cremona con Salvatore Accardo, che lo ha avviato alla carriera di solista.
Ma ha saggiamente ascoltato chi gli suggeriva di affrontare anche questa esperienza ed eccolo alternarsi al primo leggio dell'orchestra del pucciniano Oren e del wagneriano Kuhn, senza per questo smettere di esibirsi da solo, quando possibile.

E quella maratona di 24 ore si appresta ad affrontarla anche in Cina, ove Kuhn e la sua troupe andranno in ottobre a ripetere il Ring nella versione più ravvicinata a Pechino e Shangai. Al Tirolerfestspiele l'idea di fondo è che all'opera come al concerto la vera protagonista è l'orchestra. La quale sta in palcoscenico ed ha quindi una responsabilità maggiore. L'azione si svolge davanti a lei, nel più limitato spazio della ribalta.
Nacque nel 1998 e per cominciare Kuhn invitò l'Orchestra del San Carlo, che fece ottima figura e vi rimase per tre edizioni. Fin quando non fu necessario formare una orchestra propria per ottenere il sostegno delle istituzioni regionali.
E col tempo Orchestra e Festival sono cresciuti di qualità e di fama- l'edizione appena conclusa ha raggiunto il sold-out per tutte le recite - grazie all'arte e all'entusiasmo del padre fondatore. Il quale, per non disperdere le forze, ha smesso di veleggiare nel prediletto golfo di Napoli con la sua barca da regata battente il guidone del Circolo Savoia. Delle produzioni del Festival Kuhn è direttore, ma anche regista. E sono ormai divenute proverbiali nel mondo degli appassionati wagneriani le sue Walkirie. Che su al Wahalla arrivano in bicicletta e cantano per intero la celebre Cavalcata senza smettere di pedalare.

 

Il Mattino - 22 agosto 2015 - scarica pdf

Suonare News

Musica che unisce ed emoziona
Intervista a cura di Valentino Lo Surdo

Fabrizio Falasca, violinista, 24 anni, non ha dubbi: i sacrifici e le rinunce che gli studi musicali impongono ai giovani di talento, che non possono vivere appieno la loro età, sono ripagati dal provilegio di poter esprimere "tutte le sfumature dell'essere umano"
2013

Amadeus online

di Umberto Garberini

Si è conclusa a Napoli la XIV edizione estiva della rassegna “Pomeriggi in Concerto”, a cura dell’associazione “Napolinova”, diretta da Alfredo de Pascale (www.associazionenapolinova.it). Nella splendida cornice della Cappella del Vasari, all’interno del Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi, si sono svolti quattro appuntamenti musicali, che si sono incrociati con le esibizioni finali di alcuni master di perfezionamento. [..]
In modo particolare, si sottolinea la prestigiosa partecipazione del pianista Antonio Pompa-Baldi [..]. In duo col violinista Fabrizio Falasca ha eseguito tre capisaldi della musica da camera: intesa immediata tra fuoriclasse, rigore stilistico e gran suono, per una performance impeccabile e avvincente: dal lirismo intimo e appassionato della schumanniana Sonata in la minore, al travolgente folclore nordico della Terza di Grieg, alla scultorea grandiosità dell’op. 108 di Brahms. Bis con il celebre Liebesleid di Kreisler, quanto mai galante e nobile.

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Le cronache del Salernitano

Il sequestro dell’anima a Palazzo Avenia
di Olga Chieffi, gennaio 2016

“Ma questo è un vero sequestro dell’anima!”. Questa l’esclamazione del poeta Mario Senatore, presente al primo appuntamento della nuova stagione cameristica organizzata da Francesco Galano, nello storico salotto di Palazzo Avenia, che è stata aureamente inaugurata dal giovane e talentuoso violinista campano Fabrizio Falasca appena ventisettenne appena diplomatosi alla Royal Accademy di Londra e di passaggio a Salerno dopo una tournée in Cina e dal pianista brasiliano, italiano d’adozione, Joao Carlos Parreira Chueire. Si rinnova nel salotto di Francesco Galano, una tradizione della Salerno d’inizi Novecento, di una città a misura d’uomo, che vedeva di passaggio nel nostro massimo e anche in qualche casa dell’alta borghesia cittadina, nomi quali Carlo Vidusso, Alberto Poltronieri o un giovanissimo Aldo Ciccolini. “Una Salerno consapevole di essere una piccola città di provincia – ha affermato il critico teatrale Francesco Tozza – che ospitò il concerto del grande Nathan Milstein, il quale alla stessa età di Fabrizio Falasca tenne uno dei suoi primi rècital fuori “cortina”, proprio qui a Salerno, una piccola strambata durante la serata al San Carlo”. La serata è principiata con la Sonata in Mi minore K.304, composta da Wolfgang Amadeus Mozart, il 1778, con una qualche differenza d’intenzione tra violino e pianoforte, rappresentanti le due anime del genio di Salisburgo. All’affascinante ricchezza di significati della scrittura mozartiana, il duo ha prestato duttilità di atteggiamenti espressivi che, sullo sfondo di una salda trama strutturale e di un attento equilibrio tra le parti, ha prestato il suono strumentale ora, all’ideale affettivo di una cantabilità di modello vocale, in particolare da parte del violino, ora al gusto del gioco leggero e dell’ironia, all’occasione secca e appuntita da parte della tastiera. Si è proseguito, quindi, con la Sonata op.24 in Fa maggiore n°5, “La primavera” di Ludwig van Beethoven, datata 1800, che i due musicisti si sono divertiti molto a valorizzare nel suo duplice aspetto: da un lato il lirismo intenso e luminoso, dall’altro un umorismo leggero che rivela, di Beethoven, un volto meno conosciuto. Struttura ed espressione si sono intrecciati indissolubili sino a fondersi in arcate narrative di formidabile efficacia e forza emozionale che hanno offerto il senso di un’autentica e ispirata interpretazione, compiuta senza residui né cedimenti. Due le pagine effettivamente adatte al salotto il Liebeslied di Fritz Kreisler e il Cantabile op.17 di Niccolò Paganini, eseguite senza sbavature ma anche gustose e sensuali. Finale affidato allo Scherzo in do minore dalla Sonata F.A.E. di Johannes Brahms scritto per Joachim, che ha fatto letteralmente esplodere il salotto per sonorità e impeto, in cui il bel suono di Falasca ha fatto tutt’uno con l’affondo misurato del pianista, latore di uno stile interpretativo che si riconosce per il vigore e la vividezza della fibra nervosa di un suono che sa essere molto espressivo e giustamente increspato, espansivo e animato da un forte temperamento, sostenuto da un’assoluta precisione tecnica. Applausi scroscianti del pubblico e bis con il Liebslied di Fritz Kreisler, prima di affidarsi alle sapienti mani degli chef di casa Galano, per il consueto e atteso momento conviviale. 

Oltrecultura

Piano Trio al Teatro Verdi di Salerno
Francesco D'Agostino | Lunedì 21 Dicembre 2015

Ultimo appuntamento per il 2015 per gli appassionati di musica da camera al Teatro Verdi di Salerno con il trio formato da Antonio Pompa-Baldi al pianoforte Fabrizio Falasca al violino e Sara Airoldi al violoncello venerdì 18 dicembre. L'ensamble di giovani artisti ha proposto un programma all'insegna del tardo ottocento, con una digressione nel secolo successivo. [..] 
Indiscutibile la bravura dei virtuosi componenti di questa formazione (ognuno di loro vanta collaborazioni prestigiose e successi personali), concentrati nella ricerca di un suono nitido ed espressivo. [..] 
Particolarmente amata dagli amici di Brahms, il brano racchiude tutti i migliori elementi del tardo stile del compositore. Eccellente la sintonia del Trio nei piani sonori, senza alcuna prevaricazione strumentale e molto curato il fraseggio lineare e nitido. Il terzo brano è il Trio per pianoforte e archi in sol minore op.15 di B. Smetana composto per la morte della figlia Bedriska nel 1855. [..] Falasca qui è particolarmente espressivo, dimostrando una struggente capacità interpretativa, ben supportato dalle altre voci. [..]  L'insieme è portato avanti dagli interpreti in maniera scorrevole e chiara, che lascia emergere la bellezza del canto, la loro tecnica impeccabile e una equilibrata fusione timbrica . Per bis la scelta ricade su di un pezzo di Roberto Piana autore a noi contemporaneo: il primo movimento del Trio n. 1. Applausi per i protagonisti da un pubblico in vero non molto numeroso ma che ha apprezzato il percorso musicale della serata.

Positano News

Fabrizio Falasca sulle tracce di Salvatore Accardo
Olga Chieffi

Felice sorpresa lunedì sera, quando il palcoscenico del teatro Verdi di Salerno, ha rivelato al pubblico in occasione dell’appuntamento novembrino con la stagione concertistica, il giovane violinista sarnese Fabrizio Falasca, pupillo di Salvatore Accardo presso l’accademia cremonese Walter Stauffer, il quale si è presentato in duo con la pianista Stefania Redaelli. Se la Sonata in la Maggiore di Cèsar Franck resta ancora un work in progress, in particolare nel primo tempo, ove lo spirito francese s’intreccia con la concezione fondamentalmente germanica, in particolare di Beethoven e Schumann, ma con un contenuto tutto neo-latino che si pone in evidenza nelle frequenti aperture liricizzanti, ora animose, ora pacate, in cui il suono del violino, come quello del pianoforte, che, purtroppo, in questa occasione non è mai venuto decisamente fuori, nei numerosi spazi dedicati alla tastiera, non è ancora pronto a donare il ventaglio infinito di iridescenze e sfumature che la pagina abbisogna, aprendosi però alla vocazione classicheggiante nel carattere d’improvvisazione del “recitativo-fantasia” o nel procedimento a canone del Rondò finale, ove abbiamo intuito l’approfondito studio di Bach del Falasca, unitamente alla intera produzione sonatistica del Settecento italiano, la Polonaise brillante n°2 op.21, in La maggiore composta da Henryk Wieniawsky, ci ha lasciato intravedere le ottime influenze che il magistero di Salvatore Accardo sta avendo sul nostro strumentista. L’interpretazione altro non è che il rispetto del testo. Ogni opera nasconde un “nocciolo duro” di cui non ci si può sbarazzare. Ma il senso esatto di una partitura non si comprende appieno se non nel contesto di uno stile. L’arte di Fabrizio Falasca sta tendendo a ricercare e svelare al pubblico l’essere vivente di ogni frase, melodia, ritmo, unicamente attraverso il segno musicale, un approccio decisamente diverso, dai percorsi letterari, filosofici, ideologici, che sono parte un po’ di tutti. L’immagine di un Falasca che si perde nell’episodio, sacrificando l’unità e la coerenza all’emozione del momento, non l’avremo mai. In tutti i segni di agogica, nei punti di continuità di struttura, di proporzionalità dei mezzi violinistici e di modulazione, di utilizzazione organica delle riprese, Falasca non sembra sacrificare alcunché in nome della strategia dell’istante, che pur dà alla sua esecuzione questo slancio eccezionale, se non per meglio esaltare il senso globale dell’opera, come è avvenuto nell’ Introduzione e Rondò Capriccioso op.28 di Camille Saint-Saens. Fare propria tutta l’opera, dal primo slancio sino al momento finale, impadronirsi del senso della melodia e del ritmo interno dell’architettura, far rivivere l’atto stesso della creazione, caricare ogni frase di tale energia interiore che diventa impossibile da comporre, portare sempre il proprio sguardo verso l’originale, pensare soltanto a cogliere il potenziale assoluto di una sonata, ecco l’arte a cui sta tendendo il giovane violinista sotto la guida di Accardo. Il cantabile di Paganini, la Tzigane di Maurice Ravel, hanno concluso una serata  segnata dalla sua tecnica funambolica, che non è che un mezzo, subordinato all’espressione, mai fine a se stessa , ma certamente un fraterno invito a riscoprire tutte le energie contenute in una composizione musicale. Applausi scroscianti del pubblico ringraziato dall’oasi di pace della Meditation de Thais di Jules Massenet e ancora da una pirotecnica pagina di Pablo De Sarasate.

Critica Classica

Ai “Pomeriggi in Concerto d’estate” un duo straordinario e carismatico di livello internazionale

La rassegna “Pomeriggi in Concerto d’estate”, organizzata dall’associazione Napolinova ed affidata alla direzione artistica del maestro Alfredo de Pascale, ha ospitato, nella prestigiosa cornice della Sala Vasari, un duo di caratura internazionale, formato dal violinista Fabrizio Falasca e dal pianista Antonio Pompa-Baldi.
Entrambi sono da tempo protagonisti prestigiosi degli eventi di Napolinova, con Falasca, originario di Sarno (Sa), oggi ventisettenne, che ha iniziato a muovere i primi passi proprio nell’ambito dei concerti dell’associazione, quando era ancora un bambino.
Dal canto suo Pompa-Baldi, foggiano trapiantato a Cleveland, dove è stato chiamato “per chiara fama” a ricoprire il ruolo di “Distinguished Professor of Piano”, porta avanti da tempo una masterclass estiva frequentata da allievi che giungono a Napoli da ogni parte del mondo.
I due si sono confrontati con alcuni capolavori cameristici dell’Ottocento, partendo dalla Sonata per violino e pianoforte n.1 in la minore, op.105 di Robert Schumann (1810-1856).
[..] 
E veniamo a Fabrizio Falasca e Antonio Pompa-Baldi, reduci dal successo ottenuto qualche giorno fa al Ravello Festival, che già considerati singolarmente possiedono un talento enorme, evidenziato da una pulizia e nitidezza del suono straordinari e da una sensibilità fuori dal comune.
Tutte queste qualità, che hanno permesso loro di affermarsi come solisti in campo internazionale, risultano ulteriormente esaltate nel duo, che mostra notevolissime sinergie ed un affiatamento da coppia lungamente rodata, nonostante la collaborazione artistica sia di recentissima formazione (e a favorire questo connubio ipotizziamo ci sia stato anche lo zampino di Alfredo de Pascale, uno dei pochi che riesce a far incontrare grandi interpreti che non hanno mai suonato insieme, ottenendo sempre risultati strabilianti).
A ciò va aggiunto che, sia l’uno che l’altro, nonostante la fama raggiunta, sono rimasti con i piedi per terra, coltivando una dote come l’umiltà che in questo campo capita raramente di riscontrare, e non si sono mai riposati sugli allori (ci riferiamo, al proposito, soprattutto ad Antonio Pompa-Baldi, la cui strepitosa carriera lo ha portato, in poco meno di venti anni, ad esibirsi in ogni parte del mondo).
Va sottolineato, infine, il carisma dei due interpreti, capaci di catalizzare l’interesse del pubblico, solitamente poco propenso alla disciplina, mai visto così attento, partecipe, tranquillo come in questa occasione, che ha addirittura applaudito al momento giusto.
In definitiva un concerto di elevatissimo livello, conclusosi con un suggestivo bis, Liebesleid (Pene d’amore) di Fritz Kreisler, valzer che ci ha riportato alle nostalgiche atmosfere viennesi degli albori del Novecento, eseguito, con estrema eleganza, da un duo che ha tutte le potenzialità per spopolare in ambito internazionale.
Marco Del Vaglio | 18 luglio 2015


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Critica Classica

“I Concerti di Chiaia” si chiudono con un duo di livello internazionale
10 febbraio 2014

La chiesa della SS. Resurrezione a Chiaia ha ospitato il secondo ed ultimo appuntamento della rassegna “I Concerti di Chiaia”, organizzata dall’Associazione Napolinova in collaborazione con la locale arciconfraternita, che ha avuto come protagonisti Raffaele Mallozzi, prima viola dell’Orchestra Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia, e Fabrizio Falasca, violinista ventiseienne, fra i più talentuosi della sua generazione.
In apertura abbiamo ascoltato una trascrizione per viola della Suite n. 1 per violoncello di Bach, dalle Sei suite per violoncello solo, catalogate BWV 1007-1012, risalenti ad un periodo compreso fra il 1717 ed il 1723, quando il compositore era al servizio del principe Leopoldo di Anhalt-Köthen.
È stata poi la volta dell’Adagio e Fuga, primi due movimenti della Sonata n. 1 in sol minore per violino BWV 1001, tratta dalla raccolta che Bach intitolò “Sei solo a violino senza Basso accompagnato”, oggi più nota con l’appellativo di “Sonate e Partite per violino solo”, aggiunto nella versione curata nel 1908 da Moser e Joachim, per la casa berlinese Bote & Bock, probabilmente per distinguere le prime, che si rifacevano alla sonata da chiesa, dalle seconde, costituite da una successione di danze, tipica della suite.
La seconda parte del concerto è stata invece dedicata a Mozart con i Duetti per violino e viola (n. 1 in sol maggiore KV. 423 e n. 2 in si bemolle maggiore KV. 424). [..]
In complesso un programma corposo ed interessante, interpretato in modo impeccabile dai due musicisti, bravissimi sia nei brani solistici, sia nei duetti, durante i quali hanno evidenziato un affiatamento perfetto.
 

La quinta giusta

La Real Cappella di Napoli al Teatro San Carlo per una matinée di sorprese e splendori di pura marca partenopea
Paola De Simone

Una matinée natalizia al San Carlo, neanche troppo in primo piano ma, in termini di premesse ed esiti, iniziativa da premiare e promuovere addirittura a modello per la specificità identitaria del patrimonio sonoro in programma quanto per le abilità performative sfoderate da taluni professori d'orchestra della Fondazione chiamati a darvi forma in organico. [..]

Essendo già note le eccellenti abilità virtuose del primo flauto Bernard Labiausse, solista nel Concerto di Prati, ciò è valso innanzitutto per l'ottimo Fabrizio Falasca, giovane violinista nato a Sarno nel 1988, diplomatosi con lode e menzione speciale al "Martucci" di Salerno, perfezionatosi a Fiesole con Felice Cusano e alla "Stauffer" di Cremona con Salvatore Accardo, vincitore di numerose competizioni nazionali ed internazionali (nel 2010, premiato al "Vittorio Veneto", è stato segnalato dalla critica come "talento eccezionale dotato di una grande maturità stilistica e interpretativa, nonché solista di altissimo valore"). Considerato da Accardo come uno dei migliori giovani violinisti italiani della sua generazione, svolge un'intensa attività concertistica e di spalla presso alcune delle migliori realtà musicali nazionali ed internazionali.   Vincitore di concorso e dunque attualmente di ruolo nell'Orchestra sancarliana fra i violini secondi, abbiamo invece avuto modo di ascoltare e apprezzare stavolta Fabrizio Falasca in qualità di violino di spalla dalla tempra e suono realmente rari. Quindi, in qualità di solista concertante, ne lodiamo il pieno talento per la lucidità della tecnica e la bellezza dello stile accanto al valente Daniele Baione nel Concerto di Marchitelli. 

 

Il Mattino - Benevento